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Il corso si è occupato della formazione del volgare letterario in prospettiva storica, affrontando testimonianze documentarie e letterarie all’interno del quadro linguistico dell’Italia medievale offerto dal De vulgari eloquentia. Filo conduttore è l’attività plurivoca dei notai, chiamati a tradurre dal volgare al latino negli atti, copisti dei testi poetici delle origini in margine ai documenti, volgarizzatori di retoriche.
L’esame prevede la lettura e l’interpretazione linguistica dei testi presentati durante il corso, con opportuni riscontri ed eventuali approfondimenti sui saggi segnalati nella bibliografia.
Si richiede la conoscenza di alcuni momenti significativi della storia della lingua italiana (in particolare dalle origini al Cinquecento: C. Marazzini, La lingua italiana. Profilo storico, capitoli V-IX), lo svolgimento di un’esercitazione scritta, la discussione di una ricerca, che, concordata con il docente e guidata da un tutor, verrà condotta sui versi della Commedia dantesca con l’ausilio di vocabolari e repertori lessicali.
Strumenti di consultazione:
S. D’A. Avalle (a cura di), Concordanze della lingua poetica italiana delle origini (clpio), Milano-Napoli, Ricciardi, 1992.
A. Castellani, Grammatica storica della lingua italiana. i. Introduzione, Bologna, Il Mulino, 2000.
Letteratura Italiana Zanichelli (Liz 4.0), Cd-Rom dei testi della letteratura italiana, Bologna, Zanichelli, 2001.
G. Rohlfs, Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, Torino, Einaudi, 1966-1969, 3 voll.
L. Serianni, Lezioni di grammatica storica italiana, Roma, Bulzoni, 2001.
L. Serianni, Italiano. Grammatica, sintassi, dubbi, con la collaborazione di Alberto Castelvecchi, Glossario di Giuseppe Patota, Milano, Garzanti, 2000, cap. xv.
Per un inquadramento storico:
R. Casapullo, Il Medioevo, Bologna, Il Mulino, 1999 (parte prima: cap. i-xii; parte seconda: testi 5, 9, 11, 18, 20).
P. Manni, Il Trecento toscano. La lingua di Dante, Petrarca e Boccaccio, Bologna, Il Mulino, 2003 (parte prima: cap. i, iv, vi; parte seconda: testo 11.2).
C. Marazzini, La lingua italiana. Profilo storico, Bologna, Il Mulino, 19982 (cap. V-IX).
Bibliografia specifica
I. Baldelli, Lingua e stile delle opere in volgare di Dante, in “Enciclopedia dantesca”, Appendice, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 19842, pp. 55-112.
I. Baldelli, Dante e la lingua italiana, Firenze, presso l’Accademia della Crusca, 1996.
G. Breschi, Ancora sul sonetto della Garisenda (Rime 42 [51]), in La ricerca e la passione come metodo. Omaggio a Romano Broggini, a cura di Giorgio Margarini, Fabrizio Panzera, Aurelio Sargenti, Verbania-Intra, Alberti, Società dei Verbanisti, 2005, pp. 83-109.
M. Corti, Le fonti del ‘Fiore di virtù’ e la teoria della ‘nobiltà’ nel Duecento, in Storia della lingua e storia dei testi, con una bibliografia a cura di Rossana Saccani, Milano-Napoli, Ricciardi, 1989.
M. Corti, Scritti su Cavalcanti e Dante. La felicità mentale, Percorsi dell’invenzione e altri saggi, Torino, Einaudi, 2003.
M. Corti, La lingua poetica avanti lo Stilnovo. Studi sul lessico e sulla sintassi, Firenze, Edizioni del Galluzzo, 2005.
G. Folena, Volgarizzare e tradurre, Torino, Einaudi, 1994.
G. Nencioni, Il contributo dell’esilio alla lingua di Dante, in Saggi e memorie, Pisa, Scuola Normale Superiore, 2000, pp. 3-21.
A. Stella, L’«ora che» è di Dante, in L’Accademia della Crusca per Giovanni Nencioni, Firenze, Le Lettere, 2002, pp. 25-35.
B. Terracini, Conflitti di lingue e di cultura, introduzione di Maria Corti, Torino, Einaudi, 1996.
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